La ferocia
con la quale consumiamo come non ci fosse un domani
con la quale elargiamo pietà
quando alziamo una barriera
o mangiamo un cadavere
acquistiamo la morte in offerta speciale
beviamo anche se non ci andava
ci lamentiamo
rubiamo un bacio
guardiamo alle spalle di chi ci guarda
buttiamo quello che avevamo in mano
dimentichiamo l'utile
ridiamo, tanto era un cinese.
Il "mondo" è una concezione che cambia al passo coi tempi.
Il mondo, per la "civiltà" Maya era grande quanto una regione dell'america centrale.
Il mondo dell'impero romano era grande come l'europa mediterranea.
Per ciascuno il mondo era quanto grande è sempre riuscito a concepire e conoscere.
Cosi "la fine del mondo" è arrivata, regione per regione, per ogni tempo, ambito per ambito.
Sono spariti i Maya, è sparito l'impero romano.
Il mondo terminava con un disastro apocalittico, un nemico verso cui non si era preparati.
In un deserto, un'alluvione sarebbe stata il disastro a cui nessuno sarebbe stato preparato. Chi vive nel deserto non ha concezione di un'alluvione, non saprebbe come difendersi da qualcosa che non conosce. Sarebbe stata La Fine di tutto il mondo. Conosciuto.
Di questo si parla nella favola della bibbia.
Grandi apocalissi epocali, come epidemie (basti pensare la peste in europa a metà del 1300), maremoti, alluvioni hanno annientato "mondi", sebbene ben distinti in aree geografiche e in periodi temporali. Ma tant'è, il loro mondo, finì.
Il "mondo europeo" ha anche conosciuto La Peste di Camus, il nazismo.
Negli anni grossomodo a cavallo dal 1919 al 1945, migliaia di mondi si sono spenti, annientati dall'unico meccanismo biologico di contenimento del virus chiamato umanità; l'uomo stesso.
Il mondo ad Hiroshima si è dissolto in una nube di morte il 6 agosto 1945.
A l'Aquila la fine del mondo è arrivata ad Aprile 2009.
Non possiamo dire, oggi, di non essere preparati, di non esserne a conoscenza.
-Vede signora Grambers - Evelyn...- anche io voglio farle una confidenza.-
-Sono cresciuto qui in India, con la mia famiglia in una grande casa bianca proprio qui vicino, sa eravamo tutti ragazzini e giocavamo con tutti i coetanei del quartiere.
E questo in foto è Magreeb il mio amico del cuore, facevamo di tutto insieme, ci divertivamo davvero parecchio!...finchè un giorno, è cambiato tutto.
La storia è andata avanti per un paio d'anni e poi una sera siamo stati a vedere un tramonto su una collina della città.
Come càpita in questi istanti ho pensato che quello sarebbe stato il più bel momento della mia vita...e sa una cosa...è stato proprio così....
Ci siamo addormentati e al mattino...siamo stati scoperti...si.
Per me è stato solo un momento di confusione ma...per lui...una tragedia.
La sua famiglia l'ha allontanato, il padre per questo motivo ha perso il lavoro, sono stati anche cacciati di casa.
Io...penso oggi che avrei potuto fare qualcosa ed invece...non ho fatto niente...niente.
Ho vissuto il precipitarsi degli eventi senza fare niente, ho assistito e basta, inerme.
Per tanti anni ho pensato di averlo mai rivisto o voluto rivedere, per quello che non ho fatto.-
- Fino ad oggi -
- Si, fino ad oggi. -
- Ma lei vuole rivederlo Magreeb -
- Si! -
- Allora lo cerchi. -
- Si.
Anche oggi ho avuto la mia dose di genere umano,
così, come la merito.
Ho prima spostato un po' di sabbia con le scarpe
per allontanarmi dalle auto che passano e ripassano,
dalle passeggiate dei passeggini.
Mi sono seduto, ad aspettare che il sole venisse coperto da una nuvola.
Ho continuato, bruciando del gasolio
e lasciando della gomma sull'asfalto per chilometri,
mirando il cemento e le vetrine spente
di una strada statale, desolata com'è il mondo che vogliono.
Ho visto;
3, letteralmente, "volanti" della polizia,
1 ragazzo africano alla fermata di un bus che non passerà,
1 auto dei carabinieri,
9 cavalli al trotto in spiaggia,
una coppia con cagnolini,
poche auto, tutte premevano per sorpassare,
nessuna che si perdesse, come me.
Oggi il pane non lievita,
forse perché lo guardo di continuo.
Assenza di energia; freddo.
Vuoto di materia; spazio.
Solitudine e indecisione, così è l'inverno.
Così, in attesa, aspetto come un giorno nuovo la primavera.
L'attesa fa sempre male.
C'è chi muore prima.
Cosa avrà pensato l'ultimo sauro
aspettando il disgelo?
Vivere in una bolla.
Raccogliersi in se stessi.
Meglio essere
anche se diverso (cambiato).
Stringersi sul calore
come mosche sul miele.
Muoversi.
Senza amore non avrebbero inventato i treni.
Girare su se stessi
abbandonàti in
(deliziosi)
equilibri precàri.
Cercare vita nella dinamica
degli eventi,
ora assecondando
altre opponendo
sempre scegliendo.
Lasciarsi suggerire
dall'onda,
tumulto senza parole.
Qui
li
di la,
che tutti
da soli
si è.
E ridere
di chi non sa ridere.
E piangere
per chi finisce soffocato.
E lottare
per chi non può muoversi.
E ballare
per chi resta immobile.
E farlo,
farlo ancora.
Perché siamo qui per questo.
O sognare.
Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte. Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti. Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d'altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l'incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell'azione perdono anche il nome...
stringimi forte fratello che ho paura di morire
sorridimi sorella per addolcirne il dolore
ho almeno cento domande in questo momento di cui conosco la risposta anche se non ho voglia di sentirla
ne riporto qualcuna per dovere di cronaca:
- per chi devo lottare?
- per che cosa devo lottare?
non ho voglia di offrire a nessun altro qualunque minimo vantaggio che derivi dalla mia minima sofferenza se a guadagnarci devono essere questi esseri bipedi che pestano i piedi senza voltarsi.
immobile, seduto di fronte un sole bianco del tramonto di un novembre qualsiasi.
non bastano nemmeno minuti d'immobilità per riceverne calore.
Su e giù
(nessuno dice giù e su)
Caldo e freddo
(nessuno dice freddo e caldo)
Luce e buio
(cosa c'era prima della luce?)
Faccio raccolta di lettere non spedite.
Qualche volta perdo il controllo.
Nessuno sa mai cosa fare in questi casi.
No, le luci lampeggianti no!
E' un ballo interiore.
Mal di testa.
Forse sono gli schiaffi dell'infermiere nell'ambulanza.
Perché allora ho dovuto prenderle fino a 16 anni?
Lo sa solo chi te l'ha confessato prima.
E' l'esperimento di Rosenhan o il Truman Show?
"[...] Cosa è bene non dire? - E' una tua fissazione. - Momenti così capitano a tutti. - Andrà tutto bene, non preoccuparti. - Guarda il lato positivo. - Hai così tanto per cui vivere, perché vuoi morire? - Non so più cosa dirti. - Reagisci. - Non sei normale - Sarebbe ora di smetterla. "
Non mi piacciono i Joy Division, io SONO Ian Curtis!
E' così che marciscono le mele,
ad attenderle mature.
Pregare, in ginocchio, in casa, di fronte ad un pezzo di legno,
questo vogliono.
Il silenzio, l'attesa.
Fedeltà morale,
ai tuoi valori che da importanti, fondamentali, passano subito a sacri
ed è subito religione.
Religione, da re-legare.
Ti leghi alle tue idee,
e fai del tuo cuore la nuova sede del tuo dio
tu che ami così tanto l'umanità, generi il dio fatto uomo
realizzando così la loro parola.
Né la mente, né il cuore.
Tradisci i tuoi ideali.
Liberati.
Non aspettare.
Non avere fede.
Nemmeno la tua.
Credo di aver avuto circa 10 anni a metà degli anni '70.
Mia madre è nata in un paesino di montagna,
mio padre in un quartiere di città in riva al mare.
Così passavo le mie lunghe estati tra mari e monti.
Salivo su con mia nonna che annodava uncinetti al sole
pensando al fascista scappato con i soldi ed una più giovane.
Mi lasciava mettere zucchero nel latte acquistato in strada in tini d'acciaio.
Ogni tanto tornavo in città dove al mattino zuppavo orzo e torte fatte in casa.
La sabbia me la trovavo anche sotto le lenzuola,
la riportavo dalla spiaggia antistante che potevo raggiungere scalzo
e dove scendevo presto per mangiare i frutti di mare.
Una volta non furono i miei genitori a riportarmi giù e neppure il grande autobus blu,
ma avevo voglia di stare nudo tra sale e sole.
Così approfittai di un passaggio che un contadino mi diede scendendo in città
a bordo di un tre ruote sgangherato come il suo volto.
Ai margini della città fummo fermati da una pattuglia di carabinieri.
Ero spaventato perché non capivo come
una "ape" arrugginita con un vecchio ed un bambino
potessero rappresentare un pericolo
fino al punto da essere fermati.
Il brigadiere controllava i documenti
che ricostruiva accostando i brandelli sul cofano della "volante".
Io ammutolito, impietrito in quel trabiccolo di ferro cocente al sole
sotto lo sguardo severo di un giovane e spavaldo carabiniere
che fiero penetrava i miei occhi
quelli di un bambino fissi su un mitra saldamente puntatogli in faccia.
Cani sottovento,
la persiana che bussa e vuole entrare.
Un occhio, fitta.
Due mezzi occhi, fitta di nuovo.
S'è addormentato il piede destro.
Il primo suono, una bestemmia.
Realizzo, freddo sino alle ossa.
Sto tornando alla vita cosciente.
Tengo gli occhi chiusi ancora un po'.
Fosse un limbo.
Il pensiero del caffè.
Ancora non sono sveglio e già desidero.
Spremo gli occhi per tornare nel sogno.
Non so che giorno sia, ho perso il conto.
Ci vuole coraggio ad aprire gli occhi.
Fosse un limbo
Il senso del dovere mi attanaglia.
E' questa la morte?
Un letto freddo,
gli arti addormentati,
gli occhi chiusi,
un desiderio inappagato?
No, oggi rimango qui.
Il mondo farà a meno di me
senza accorgersene.
Mi alzo di colpo
con gli occhi spiritati.
Il sole,
cento tonalità delle foglie d'autunno,
un brivido,
si sono vivo.
Ce l'ho fatta.
E' un bicchiere e per esistere non abbisogna contenga qualcosa.
Mi avevano insegnato che è meglio avere un bicchiere pieno.
Ne ho sempre avuto metà e questo non mi bastava.
Ho scoperto solo dopo che può essere un calice di amaro veleno.
L'ho vuotato.
E' stata dura rimuovere anni di "violenta educazione",
il messaggio ripetuto ovunque,
quel continuo cercare in quel bicchiere il senso della vita intera.
Devo ammettere che sostituire il vuoto con l'odio
ha anche funzionato in qualche caso.
Più spesso il vuoto s'è riempito d'ansia
ed in momenti tristi, d'ossessione.
La svolta è stato offrirlo a chiunque ne volesse.
Anche l'uso è stato rivoluzionato.
Non solo nettari,
ma anche pensieri, suoni, matite, candele, pietre, conchiglie, odori.
E' costato impegno
ma avevo tanti nuovi modi per usare il boccale.
Bevo sempre molto poco,
preferisco ancora il desiderio
centellinandone ogni sorso.
E' il desiderio che muove tutto.
Quando pensavo ad altro,
come spesso capita,
l'ho trovato pieno e mi sono ubriacato.
Vuotarlo ora, un peccato.
Tornerò ad offrirlo a chi non ha sete
a chi sa riportarlo
a chi accarezza la mano per prenderlo.
Porgerlo da lontano con un sorriso,
lasciarlo su un tavolo distante da casa,
ritrovarlo dopo una settimana.
E io...son colui che con un sol colpo d'ascia lo tagliò in due.
Lo mio nome – stare attenti! – lo mio nome est...Brancaleone,
...da Norcia!
Come si affronta una belva senza conoscerla.
Così l'ho inventata,
seguendo i racconti per un bambino.
Il cuore l'ha disegnata col carbone
pasticciando con la fantasia.
Era tutta un'invenzione
il desiderio di sconfiggerla
e per forza di cose
ho sbagliato tutto.
Ho iniziato a combatterla
ed ogni zampata era feroce
dilaniando la mia carne
fuggivo grondando sangue,
urlavo e correvo.
Mi era sopra a tratti
ed ho visto la morte in faccia.
Ho lasciato tutto dietro di me,
tutte le vostre illusioni
confezionate com'erano:
la carriera,
la famiglia,
la casa,
i luoghi,
erano le vostre fiabe.
Credevo anche la belva.
Invece l'ho incontrata ancora.
Mi era sopra di nuovo,
rideva e si nutriva del mio cuore.
Le sue fauci sulla mia carne.
Gli artigli a fondo fino alle ossa.
Ancora un morso,
una risata, i nervi,
un'altra graffiata.
Per A.
Per un incontro quasi casuale riesco a vederti ancora
ed è nuovo il tuo volto, luminoso.
Sei raggiante,
ed anche io.
So che non puoi leggere queste parole,
ma sono comunque donate alle nostre storie.
Per F.
Stai perdendo tutti i miei abbracci
per il tuo maschilismo.
Eppure la tua fatica è la mia
e ti sono ostinatamente sul passo,
anche se tu tiri il peso
ed io non riesco a raggiungerti.
Rimango immobile come quei basilischi.
Verrò, ti vedrò, ti abbraccerò,
non lo so.
Ed io che intesi quel che non dicevi M'innamorai di te perché tacevi. Olindo Guerrini
Abbiamo imparato a cadere da quando piccoli
e tutti erano contenti che riuscissimo a farlo.
Un passo, cadere in avanti, un altro passo
e ogni volta tanti sorrisi attorno a noi,
buttarsi in avanti, ancora un passo
e alla fine ci abbiamo creduto.
Mi lascio andare in caduta libera,
mentre la vita mi ricorda di
accelerare solo in discesa.
Lasciar fluire i desideri.
Saltelli corti nel buio.
Senza bisogni e
senza doveri.
Liberi. [piramide rovesciata movimento verso il basso caduta]
Alzò le serrande d'un colpo
squarciando il buio profondo di anni,
offrendomi alla vista mare e cielo
di quel blu che nulla gli somiglia.
Dietro quella vastità d'acqua
colline e valli,
morbide distese
sulle quali ho volteggiato come aria
e se è tremata la terra
anche io ho tremato
e con lo sguardo in alto alle nubi veloci
dei suoi innumerevoli frutti mi sono nutrito,
al calore del suo vulcano riscaldato
e la terra è entrata in me,
consegnandomi tutte le emozioni che contiene.
Un orgasmo lungo come una vita,
cosi che ho riso, balbettato, pianto,
fuggito dalla paura e tornato a viverla.
Bisogna parlarne.
Questa frase mi uccide.
Mi allontano, fuggo.
Non voglio cambiare e non voglio che tu cambi.
La libertà sti cazzi. Vuoi parlarne, senti il bisogno di chiarire. Io no.
Questa è la prima differenza tra me e gli altri, io ti accetto come sei, tu no.
Vuoi parlarne.
Negli ultimi 20 anni sarò andato al cinema 5/6 volte, quasi tutte assieme, per tolleranza (e non è una bella parola).
Non ci vado perché preferisco un libro.
Le immagini sono quasi sempre troppo violente con il loro messaggio disegnato per non lasciarti spazi a dubbi. Quindi apro un libro e le descrizioni mi lasciano almeno la libertà di immaginare la scena, con tutti i miei dubbi.
Si ci sono i grandi film, quelli fatti di silenzi, la mosca che vola e si posa, l'abbaglio negli occhi, la sabbia sulla bocca e persino il duello, empio di significati nello sparo che infrange il silenzio.
I film in cui gli amanti si amano senza spogliarsi, senza parole, senza immagini, con gli sguardi sul collo e sulle mani, tra corridoi semioscuri, sotto la pioggia e al lume di lanterne rosse.
Ma sono rari, appunto perché praticamente perfetti.
La violenza delle parole delle quali prima non abbiamo stabilito il significato e l'importanza è insopportabile.
Meglio conoscersi prima di parlare (bella eh) e ci vuole tempo certo, per questo preferisco dare prima importanza al valore del tempo che è trascorso tra le parti.
Certo possono bastare pochi istanti o tanti lunghi silenzi, ma è meglio tanti.
Rimane da considerare il tradimento verso se stessi, e le parole che ci vengono rivolte coinvolgeranno anche chi ascolta, ma tant'è e va considerato.
Quindi apro un libro, ogni volta è di pagine bianche e se rimane vuoto sarà pieno di dubbi, di sensazioni e libertà d'immaginare.
Quando pieno di parole, sarà un contratto tra le parti, un epitaffio, una sceneggiatura violenta.
Hai asciugato anche l'ultimo bacio, è stato come bere un lago intero.
Notte fonda nel bosco
punte di alberi attorno una radura
sotto i riflessi dell'asteroide
giallo come una moneta d'oro.
Phallus impudicus (è un fungo, hai capito male)
A terra neve,
al centro della raduna circolare
un giaciglio con due amanti,
aria gelida, gemiti, bocche aperte e occhi chiusi.
Attorno al letto, erba.
Il loro impeto ha sciolto anche la neve.
L'intero universo
attende quel gesto
per la nuova progenie.
Finalmente si compie la semina,
l'atto primo.
Il calore diminuisce,
l'erba si ricopre di neve,
gli amanti finiranno congelati
nel primo ed ultimo abbraccio.
un infarto,
sicuramente è stato un infarto da sovradosaggio di caffeina.
ci penso guardando il cadavere
e lo rimuovo con un unico movimento
sulla coda del cucchiaino
e lo poso sul tavolo
con un gesto solenne.
povera farfalla.
aggiungo un altro po di caffé di ieri
e vengo a chiudermi
nella stanza buia e senza eco
a far suonare i tasti.
finalmente piove
e c'è un buon motivo per sentirsi tristi
ma rimango impassibile.
qualche volta mi agito
ma sono convulsioni incomprese
allora si posano su di me sguardi vitrei
oltre il mio corpo.
scattano le chiavi di lettura
sfavillano i luoghi comuni
giochi pirotecnici di stereotipi.
mi interessa sempre quello che sei
particolarmente se non ti conosco
diventa dolce essere nel tuo sentire
senza avvicinarmi.
il portamento, cazzo, il portamento!
e rovescio tutti gli schemi di bellezza
tutti a contare le parole
nessuno e nessuna che vada oltre le righe
tutti sotto.
torno ad allungarmi sul letto
con un gesto solenne.
sogno le notti insonne
viaggio fermo su una sedia
piango rabbia, ci rido su
parlo per sentire la mia voce
mi alzo e di nuovo seduto
apro, ho caldo, si ho caldo
chiudo, fa troppo fresco
esco, no rimango
un altro libro questo è un pò pesante
meglio non bere in questi casi
è meglio starsene un pò soli
voglia di telefonare
fortunatamente non ho la televisione
giro l'orologio o si ferma
un piccolo vento tropicale si era trovato a passare sulle montagne
era caldo in vetta ma le rocce al mattino erano gelide con un pelo di brina nonostante il sole cocente dell'estate
il vento tropicale era cosi caldo che ad ogni passaggio riusciva a scaldare per un attimo persino quelle pietre
il vento sferzava veloce le sterpaglie secche in quota ma ormai esse non potevano rilasciare i propri profumi nell'aria
i fiori vivi erano cosi piccoli da doverli cercare preziosi tra i sassi e gli sbuffi d'aria potevano a mala pena solleticarne i petali
brevi rapidi passaggi e quell'aria bollente cosi superficiale scaldò per poco il cuore della montagna
il piccolo vento sarebbe tornato a casa e la montagna si sarebbe raffreddata in autunno
fu un'estate anomala in montagna
sebbene fosse piena estate
un freddo umido penetrava le ossa
facendomi tremare talmente
da impedirmi di parlare
evitando di inciampare
scendendo nel burrone.
camminavo dall'alba
in una nebbia che nascondeva
le cime e parte degli alberi
e la strada diveniva sempre più stretta
mentre sui fianchi i rovi ormai ci sovrastravano
fino a chiudersi in alcuni punti
come passaggi in gelide caverne.
non so perché lo stavo facendo
ma mi fidavo della voce
che parlava alla mia guida
"bisogna fare il sentiero" era l'ordine.
la guida osservava particolari a me invisibili
e spiegava coincidenze che vivevano nella sua anima.
era freddo e camminava quasi scalza incurante dei cardi
mentre venivo a tratti catturato dalle spine
che si protendevano come braccia sul percorso
come volessero frenarci.
lo scenario ad un certo punto ha perso i colori
i tronchi bruciati offrivano una dimensione
in solo bianco e nero.
un acro odore di carbone bagnato.
la strada era diventata quasi invisibile
e la spiegazione è stata "ci vorrebbero delle capre".
ho sospirato.
siamo tornati indietro con gli sguardi bassi
camminando come robot
senza alcuna volontà di arrivare.
soffro di antipatia a pelle sebbene cerchi volontariamente o involontariamente di tenermi aperto ai contatti senza pregiudizi.
spesso accade come amore a prima vista con quelle persone che in ogni gesto tradiscono forme di razzismo bullismo.
metti per esempio il mito del super-eroe.
anche i più aperti sono attratti da quelle figure che si danno ad ogni costo pur di comparire con gesti clamorosi o un'introvabile qualità.
preferisco invece scoprire i gesti silenziosi e anonimi a tal punto da distruggere di volta in volta anche quello che faccio non appena ravvedo che qualcuno/qualcosa sta puntando i riflettori su quello che viene da me.
allora ometto la mia presenza, cambio nome, cerco di occuparmi di qualcosa di cui non vuole occuparsi nessuno.
fulmino il mio orgoglio come un insetto fastidioso, una pericolosa pulce.
molti adorano il super-eroe.
se sei un super-eroe qualunque sia il tuo pur ristretto campo d'azione sei riconosciuto come tale e allora considerato e ti senti vivo.
l'eroismo è fascista.
preferisco i disadattati, gli allontanati, i disinteressati, gli imprevedibili.
sono sempre con i migliori.
sono un anti-eroe.
scoprire il mondo in un vaso
muoversi per il gusto di viaggiare
scherzi con la farina
passarsi la stessa aria
mani come nuvole
tradire le promesse
girarsi per accorgersi ch'è passato del tempo
pensieri ed omissioni
la polvere dei mobili
la forma del cuscino
il riflesso che si scorge da lontano
il colpo d'aria fresca
il caffè di ieri
il libro fermo a quella pagina
il soffitto con le luci
questo vuoto pieno di niente
sfuggire le attese
scegliere l'imprevedibile
lasciare qualcosa tra i desideri
arrivare d'improvviso
andare senza salutare
tornare in un abbraccio
tutto in una borsa e partire
ci vediamo al solito posto
sono le tre
e come spesso avviene mi sveglio
la feccia dell'umanità finalmente dorme
e nel silenzio improvviso della notte
il frastuono del mio malessere ha il sopravvento
sull'amore che cerco di tenere in vita
distante dalla materialità e dai bisogni fisiologici
sperando che sia arrivato il momento giusto
per evadere
per sempre
Lei aprì gli occhi e lo vide.
"si sentiva parecchio?" chiese lui con apprensione
"...cosa?"
"la musica"
"quale musica?" chiese lei
"non so" rispose guardando fuori la finestra "ho aperto gli occhi, ho visto i tuoi capelli ed ho sentito una musica"
fuori un fringuello arriva sballottando una cima nella calura
subito un altro lo raggiunge
riparte il primo
lo segue il secondo
finalmente al fresco del buio partono i canti,
riempiono le fisarmoniche
s'alzano i bicchieri.
quando un cane ha paura drigna i denti
cosi il sorriso dell'uomo mostra tutto il timore ad immedesimarsi nella situazione presentata
il comico scivola e noi ridiamo pensando al nostro imbarazzo fossimo nei suoi panni
sorridiamo se qualcuno osa guardarci dentro, potesse accorgersi di quello che pensiamo
se conosci la vita sorridi di meno
hai meno da rischiare
più esperienza ad affrontare le situazioni
conosci meglio cosa vuoi e cosa non
sai che il tempo aiuta
aspettare
DECOSTRUZIONE LIBERAZIONE LIBERAZIONE
dei modelli codici della proprietà
---------------------
diversità quale ricchezza? -> scoperta delle pietre preziose
---------------------
empatia
OBIETTIVI
esorcizzazione della morte
fare, conoscere, parlare*
STRUMENTI amare*
Viaggiare, Leggere(negli altri e (gli altri enello spazio) il tempo)
*Parlare e/o Conoscere e/o Confronto (PCC): come una vetrina
parlare come tessere un puzzle= arricchire
Scopi del:
Viaggiare -> movimento spaziale
Leggere -> movimento temporale
Parlare -> movimento della conoscenza/esperienza
Mezzi del PCC; costruire-creatività
la creatività oltre il figurativo nei processi mentali della costruzione del linguaggio* e dei meccanismi che legano i processi del pensiero indotti dalla costruzione di metafore per la comunicazione utilizzando la materialità degli oggetti a disposizione senza la loro creazione (creazione senza costruzione, agevolazione, assecondamento) solo con gli attributi fisici: forma, colore, posizione, simmetria/asimmetria
*legami logici tra le immagini
le immagini hanno il dono del silenzio : il silenzio quale dono
il silenzio lascia spazio al tempo
spazio -> ordine
-> disordine = riallocazione dello spazio, dei volumi, della funzionalità e delle susseguenze
coscienza
co-scienza
autocoscienza
discoscienza
metacoscienza
trascoscienza
incoscienza
il soffitto non è un limite
l'oggetto in primo piano serve a garantire una posizione spaziale allo sguardo
il soggetto è lo spazio-volume-infinito alle sue spalle
un cubo d'acqua è la coscienza della separazione tra il contenuto e l'esterno
sottili sagome modellano nella dinamica del movimento forme in profondità
materiali che sudano piangono dormono rimangono silenziosi
ogni angolo una forma
uomodonnaanimalepianta
caldo ma pesante
trasparente ma racchiude ombre
acido ed inodore
cubo sfera non ferisce
cuore di vetro è uno scrigno di sogni
bolla di vita dall'immateriale
seme per il futuro
sequenza genetica