Questa frase mi uccide.
Mi allontano, fuggo.
Non voglio cambiare e non voglio che tu cambi.
La libertà sti cazzi. Vuoi parlarne, senti il bisogno di chiarire. Io no.
Questa è la prima differenza tra me e gli altri, io ti accetto come sei, tu no.
Vuoi parlarne.
Negli ultimi 20 anni sarò andato al cinema 5/6 volte, quasi tutte assieme, per tolleranza (e non è una bella parola).
Non ci vado perché preferisco un libro.
Le immagini sono quasi sempre troppo violente con il loro messaggio disegnato per non lasciarti spazi a dubbi. Quindi apro un libro e le descrizioni mi lasciano almeno la libertà di immaginare la scena, con tutti i miei dubbi.
Si ci sono i grandi film, quelli fatti di silenzi, la mosca che vola e si posa, l'abbaglio negli occhi, la sabbia sulla bocca e persino il duello, empio di significati nello sparo che infrange il silenzio.
I film in cui gli amanti si amano senza spogliarsi, senza parole, senza immagini, con gli sguardi sul collo e sulle mani, tra corridoi semioscuri, sotto la pioggia e al lume di lanterne rosse.
Ma sono rari, appunto perché praticamente perfetti.
La violenza delle parole delle quali prima non abbiamo stabilito il significato e l'importanza è insopportabile.
Meglio conoscersi prima di parlare (bella eh) e ci vuole tempo certo, per questo preferisco dare prima importanza al valore del tempo che è trascorso tra le parti.
Certo possono bastare pochi istanti o tanti lunghi silenzi, ma è meglio tanti.
Rimane da considerare il tradimento verso se stessi, e le parole che ci vengono rivolte coinvolgeranno anche chi ascolta, ma tant'è e va considerato.
Quindi apro un libro, ogni volta è di pagine bianche e se rimane vuoto sarà pieno di dubbi, di sensazioni e libertà d'immaginare.
Quando pieno di parole, sarà un contratto tra le parti, un epitaffio, una sceneggiatura violenta.
Anche i blog mi stanno sul cazzo.
Per chi proprio è a carenza d'immaginazione
(p.s. la scena della mosca è di Dario Argento)
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