venerdì 2 novembre 2012

Un mitra ed un bambino

Credo di aver avuto circa 10 anni a metà degli anni '70.
Mia madre è nata in un paesino di montagna,
mio padre in un quartiere di città in riva al mare.
Così passavo le mie lunghe estati tra mari e monti.
Salivo su con mia nonna che annodava uncinetti al sole
pensando al fascista scappato con i soldi ed una più giovane.
Mi lasciava mettere zucchero nel latte acquistato in strada in tini d'acciaio.
Ogni tanto tornavo in città dove al mattino zuppavo orzo e torte fatte in casa.
La sabbia me la trovavo anche sotto le lenzuola,
la riportavo dalla spiaggia antistante che potevo raggiungere scalzo
e dove scendevo presto per mangiare i frutti di mare.

Una volta non furono i miei genitori a riportarmi giù e neppure il grande autobus blu,
ma avevo voglia di stare nudo tra sale e sole.
Così approfittai di un passaggio che un contadino mi diede scendendo in città
a bordo di un tre ruote sgangherato come il suo volto.

Ai margini della città fummo fermati da una pattuglia di carabinieri.
Ero spaventato perché non capivo come
una "ape" arrugginita con un vecchio ed un bambino
potessero rappresentare un pericolo
fino al punto da essere fermati.

Il brigadiere controllava i documenti
che ricostruiva accostando i brandelli sul cofano della "volante".

Io ammutolito, impietrito in quel trabiccolo di ferro cocente al sole
sotto lo sguardo severo di un giovane e spavaldo carabiniere
che fiero penetrava i miei occhi
quelli di un bambino fissi su un mitra saldamente puntatogli in faccia.



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