E' un bicchiere e per esistere non abbisogna contenga qualcosa.
Mi avevano insegnato che è meglio avere un bicchiere pieno.
Ne ho sempre avuto metà e questo non mi bastava.
Ho scoperto solo dopo che può essere un calice di amaro veleno.
L'ho vuotato.
E' stata dura rimuovere anni di "violenta educazione",
il messaggio ripetuto ovunque,
quel continuo cercare in quel bicchiere il senso della vita intera.
Devo ammettere che sostituire il vuoto con l'odio
ha anche funzionato in qualche caso.
Più spesso il vuoto s'è riempito d'ansia
ed in momenti tristi, d'ossessione.
La svolta è stato offrirlo a chiunque ne volesse.
Anche l'uso è stato rivoluzionato.
Non solo nettari,
ma anche pensieri, suoni, matite, candele, pietre, conchiglie, odori.
E' costato impegno
ma avevo tanti nuovi modi per usare il boccale.
Bevo sempre molto poco,
preferisco ancora il desiderio
centellinandone ogni sorso.
E' il desiderio che muove tutto.
Quando pensavo ad altro,
come spesso capita,
l'ho trovato pieno e mi sono ubriacato.
Vuotarlo ora, un peccato.
Tornerò ad offrirlo a chi non ha sete
a chi sa riportarlo
a chi accarezza la mano per prenderlo.
Porgerlo da lontano con un sorriso,
lasciarlo su un tavolo distante da casa,
ritrovarlo dopo una settimana.
E io...son colui che con un sol colpo d'ascia lo tagliò in due.
Lo mio nome – stare attenti! – lo mio nome est...Brancaleone,
...da Norcia!
Come si affronta una belva senza conoscerla.
Così l'ho inventata,
seguendo i racconti per un bambino.
Il cuore l'ha disegnata col carbone
pasticciando con la fantasia.
Era tutta un'invenzione
il desiderio di sconfiggerla
e per forza di cose
ho sbagliato tutto.
Ho iniziato a combatterla
ed ogni zampata era feroce
dilaniando la mia carne
fuggivo grondando sangue,
urlavo e correvo.
Mi era sopra a tratti
ed ho visto la morte in faccia.
Ho lasciato tutto dietro di me,
tutte le vostre illusioni
confezionate com'erano:
la carriera,
la famiglia,
la casa,
i luoghi,
erano le vostre fiabe.
Credevo anche la belva.
Invece l'ho incontrata ancora.
Mi era sopra di nuovo,
rideva e si nutriva del mio cuore.
Le sue fauci sulla mia carne.
Gli artigli a fondo fino alle ossa.
Ancora un morso,
una risata, i nervi,
un'altra graffiata.
Per A.
Per un incontro quasi casuale riesco a vederti ancora
ed è nuovo il tuo volto, luminoso.
Sei raggiante,
ed anche io.
So che non puoi leggere queste parole,
ma sono comunque donate alle nostre storie.
Per F.
Stai perdendo tutti i miei abbracci
per il tuo maschilismo.
Eppure la tua fatica è la mia
e ti sono ostinatamente sul passo,
anche se tu tiri il peso
ed io non riesco a raggiungerti.
Rimango immobile come quei basilischi.
Verrò, ti vedrò, ti abbraccerò,
non lo so.
Ed io che intesi quel che non dicevi M'innamorai di te perché tacevi. Olindo Guerrini
Abbiamo imparato a cadere da quando piccoli
e tutti erano contenti che riuscissimo a farlo.
Un passo, cadere in avanti, un altro passo
e ogni volta tanti sorrisi attorno a noi,
buttarsi in avanti, ancora un passo
e alla fine ci abbiamo creduto.
Mi lascio andare in caduta libera,
mentre la vita mi ricorda di
accelerare solo in discesa.
Lasciar fluire i desideri.
Saltelli corti nel buio.
Senza bisogni e
senza doveri.
Liberi. [piramide rovesciata movimento verso il basso caduta]