Qualche anno fa, quando per un po' ho visto girare la ruota in mio favore, potevo muovermi facilmente e spesso. una libertà acquistata al prezzo di ore per giorni e notti passate sui libri (per dire studiare al monitor) e a lottare con i padroni.
Mi muovevo per cercare, inizialmente senza un obiettivo che la curiosità, poi, alla vista del diverso, una dimensione nuova. Ho parlato con centinaia di persone, vissuto nel loro quotidiano, affrontato simili situazioni ma diversamente da loro avevo una via di fuga, mentre loro no, rimanevano in quei problemi anche quando tornavo a lavorare e studiare.
Per questa mia possibilità di entrare e uscire, apparire e sparire, sono stato tacciato di essere un ambiguo personaggio, chi sa forse una spia o un poliziotto, sicuramente un radical-chic, un manager annoiato, un figlio di papà e chi più ne ha più ne metta. Rigarmi la macchina era il minimo che mi sarei aspettato ma ho continuato a sorridere in faccia ai detentori di verità con i quali mangiavo, condividevo le mie possibilità e che venivano a trovarmi a casa, che mi incontravano nelle lotte.
Cercavo una dimensione nuova, collettiva, partecipata, ridimensionata, umana, non aggressiva e non competitiva ma non l'ho trovata.
Ringrazio quei momenti che mi hanno permesso di imparare a fare tante cose, a me, impedito cronico nel lavorare con le mani. Ho acquistato sicurezza nei sogni e capacità di adattamento, il poter vivere con poco e apprezzare la propria emancipazione da molte dinamiche di delega.
Ho mandato avanti anche molti progetti nella speranza di creare qualcosa di nuovo da poter lasciare ma i libri si sono fermati, la radio ammutolita e il mio campanello non squilla mai ugualmente. Non fa niente, ho vissuto ugualmente quello che volevo e potuto fare per gli altri.
Nel progetto della radio ho cercato di dare voce a chi non ne ha ma sono anche stato cacciato "perchè l'evento l'ho organizzato io e quindi non voglio che venga diffuso". Livelli di coglioneria eccelsi.
Ci sono stati anche tanti bei momenti. in uno di questi viaggi vado verso bologna in treno.
Il mio borsone con il necessario per poter stare anche per strada, una bottiglia d'acqua e un paio di panini per la giornata di viaggio. Un gruppo di ragazzi con lo sguardo perso viaggia nella mia direzione nello stesso scompartimento (alcuni anni fa i treni fortunatamente avevano ancora le comode stanze dove poter stare in 6).
Noto scarpe rotte, vestiti fuori stagione e quello sguardo. Poche parole anche fra loro ma ad un certo punto uno mi chiede il telefono. costava molto telefonare anni fa ma glielo prestai ugualmente. Ha chiamato casa, subito, parole veloci prima con rabbia poi con tristezza infine per rasserenare e me lo restituisce.
Si sparge la voce. Viene un uomo e mi porta nella stanza dove ci sono altri.
Uno dei presenti ha un aspetto curioso. Sembra un uomo ma gli occhi grandi sono quelli di un bambino. Forse ha 10 anni ma è bardato come un adulto e con il volto volutamente coperto da una sciarpa ed un cappello enorme. Vuole parlare anche lui al telefono. Gli lascio l'apparecchio e torno alla mia seduta. Dopo un po' l'adulto torna col telefono e dice che non funziona più ma è solo finito il credito e non fa niente, rispondo.
Un altro ragazzo chiede acqua ad un compagno che ha una bottiglietta piccola e reclama in francese che non capisco. Gli lascio la mia bottiglia grande.
Devo scendere, passo dal piccolo uomo e gli infilo della carta moneta nel giaccone e lui ride. Scappo verso chi non mi aspetta. Saluti senza sorrisi dai finestrini.
Sono passati alcuni anni ma continuo a ricevere una volta l'anno gli squilli dalla tunisia.
Qualcuno cerca il piccolo uomo.
Anche io vorrei sapere dov'è finito lui, ed io.
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