Assenza di energia; freddo.
Vuoto di materia; spazio.
Solitudine e indecisione, così è l'inverno.
Così, in attesa, aspetto come un giorno nuovo la primavera.
L'attesa fa sempre male.
C'è chi muore prima.
Cosa avrà pensato l'ultimo sauro
aspettando il disgelo?
Vivere in una bolla.
Raccogliersi in se stessi.
Meglio essere
anche se diverso (cambiato).
Stringersi sul calore
come mosche sul miele.
Muoversi.
Senza amore non avrebbero inventato i treni.
Girare su se stessi
abbandonàti in
(deliziosi)
equilibri precàri.
Cercare vita nella dinamica
degli eventi,
ora assecondando
altre opponendo
sempre scegliendo.
Lasciarsi suggerire
dall'onda,
tumulto senza parole.
Qui
li
di la,
che tutti
da soli
si è.
E ridere
di chi non sa ridere.
E piangere
per chi finisce soffocato.
E lottare
per chi non può muoversi.
E ballare
per chi resta immobile.
E farlo,
farlo ancora.
Perché siamo qui per questo.
O sognare.
Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte. Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti. Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d'altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l'incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell'azione perdono anche il nome...
stringimi forte fratello che ho paura di morire
sorridimi sorella per addolcirne il dolore
ho almeno cento domande in questo momento di cui conosco la risposta anche se non ho voglia di sentirla
ne riporto qualcuna per dovere di cronaca:
- per chi devo lottare?
- per che cosa devo lottare?
non ho voglia di offrire a nessun altro qualunque minimo vantaggio che derivi dalla mia minima sofferenza se a guadagnarci devono essere questi esseri bipedi che pestano i piedi senza voltarsi.
immobile, seduto di fronte un sole bianco del tramonto di un novembre qualsiasi.
non bastano nemmeno minuti d'immobilità per riceverne calore.
Su e giù
(nessuno dice giù e su)
Caldo e freddo
(nessuno dice freddo e caldo)
Luce e buio
(cosa c'era prima della luce?)
Faccio raccolta di lettere non spedite.
Qualche volta perdo il controllo.
Nessuno sa mai cosa fare in questi casi.
No, le luci lampeggianti no!
E' un ballo interiore.
Mal di testa.
Forse sono gli schiaffi dell'infermiere nell'ambulanza.
Perché allora ho dovuto prenderle fino a 16 anni?
Lo sa solo chi te l'ha confessato prima.
E' l'esperimento di Rosenhan o il Truman Show?
"[...] Cosa è bene non dire? - E' una tua fissazione. - Momenti così capitano a tutti. - Andrà tutto bene, non preoccuparti. - Guarda il lato positivo. - Hai così tanto per cui vivere, perché vuoi morire? - Non so più cosa dirti. - Reagisci. - Non sei normale - Sarebbe ora di smetterla. "
Non mi piacciono i Joy Division, io SONO Ian Curtis!
E' così che marciscono le mele,
ad attenderle mature.
Pregare, in ginocchio, in casa, di fronte ad un pezzo di legno,
questo vogliono.
Il silenzio, l'attesa.
Fedeltà morale,
ai tuoi valori che da importanti, fondamentali, passano subito a sacri
ed è subito religione.
Religione, da re-legare.
Ti leghi alle tue idee,
e fai del tuo cuore la nuova sede del tuo dio
tu che ami così tanto l'umanità, generi il dio fatto uomo
realizzando così la loro parola.
Né la mente, né il cuore.
Tradisci i tuoi ideali.
Liberati.
Non aspettare.
Non avere fede.
Nemmeno la tua.
Credo di aver avuto circa 10 anni a metà degli anni '70.
Mia madre è nata in un paesino di montagna,
mio padre in un quartiere di città in riva al mare.
Così passavo le mie lunghe estati tra mari e monti.
Salivo su con mia nonna che annodava uncinetti al sole
pensando al fascista scappato con i soldi ed una più giovane.
Mi lasciava mettere zucchero nel latte acquistato in strada in tini d'acciaio.
Ogni tanto tornavo in città dove al mattino zuppavo orzo e torte fatte in casa.
La sabbia me la trovavo anche sotto le lenzuola,
la riportavo dalla spiaggia antistante che potevo raggiungere scalzo
e dove scendevo presto per mangiare i frutti di mare.
Una volta non furono i miei genitori a riportarmi giù e neppure il grande autobus blu,
ma avevo voglia di stare nudo tra sale e sole.
Così approfittai di un passaggio che un contadino mi diede scendendo in città
a bordo di un tre ruote sgangherato come il suo volto.
Ai margini della città fummo fermati da una pattuglia di carabinieri.
Ero spaventato perché non capivo come
una "ape" arrugginita con un vecchio ed un bambino
potessero rappresentare un pericolo
fino al punto da essere fermati.
Il brigadiere controllava i documenti
che ricostruiva accostando i brandelli sul cofano della "volante".
Io ammutolito, impietrito in quel trabiccolo di ferro cocente al sole
sotto lo sguardo severo di un giovane e spavaldo carabiniere
che fiero penetrava i miei occhi
quelli di un bambino fissi su un mitra saldamente puntatogli in faccia.
Cani sottovento,
la persiana che bussa e vuole entrare.
Un occhio, fitta.
Due mezzi occhi, fitta di nuovo.
S'è addormentato il piede destro.
Il primo suono, una bestemmia.
Realizzo, freddo sino alle ossa.
Sto tornando alla vita cosciente.
Tengo gli occhi chiusi ancora un po'.
Fosse un limbo.
Il pensiero del caffè.
Ancora non sono sveglio e già desidero.
Spremo gli occhi per tornare nel sogno.
Non so che giorno sia, ho perso il conto.
Ci vuole coraggio ad aprire gli occhi.
Fosse un limbo
Il senso del dovere mi attanaglia.
E' questa la morte?
Un letto freddo,
gli arti addormentati,
gli occhi chiusi,
un desiderio inappagato?
No, oggi rimango qui.
Il mondo farà a meno di me
senza accorgersene.
Mi alzo di colpo
con gli occhi spiritati.
Il sole,
cento tonalità delle foglie d'autunno,
un brivido,
si sono vivo.
Ce l'ho fatta.