Passavo in auto lentamente, per osservare le campagne.
Nel borgo in collina ho notato la casa bianca con una sedia a fronte sulla quale sedeva l'anziano signore ed il suo abbigliamento non conforme, mi sono praticamente fermato incuriosito.
Incuriosito dal suo sorriso, il cappellino giallo, la maglia a strisce orizzontali, i calzoncini corti.
Guardava il tramonto alla mia sinistra, rosso fuoco sulle fiancate verdi e gialle di grano.
Guardava, rideva e si masturbava.
Era felice, felice per il tramonto; felice, punto.
Sono ripartito pensando a quanto è fortunato e a quanto sono degenerati gli altri.
un'adolescenza vissuta tra letti d'ospedale, sedia a rotelle e tutori per muoversi
non ne rimpiango il tempo che non è stato perso ma utile allo sviluppo interiore
gli errori inevitabili generati dalla grossa confusione ed impreparazione alla vita, visto il salto d'età al rientro, sarebbero costati ben più del consueto
le prime scelte autonome sono subite andate controcorrente da quella melma incolore ed insapore ch'era la società che già circolava, nonostante il fermento degli anni '70
per la ricerca della fuga subito scattata ho avuto a disposizione solo i modelli dei post-sessantottini ma non è una giustificazione, anzi forse loro erano i più "sereni" nonostante le morti per eroina
il punk dei primi anni '80 ha spinto in avanti la mia creatività e realizzazione di base della personalità, dei desideri per un domani diverso
le delusioni costavano care per un cuore acerbo in un corpo cresciuto di colpo e gli psicofarmaci sembravano garantire un'immediata estraniazione ma s'incupivano nel momento dark, poi lo stacco totale.
solo.
solo, con l'alcool e la chimica farmaceutica, ed il primo collasso.
Solo Max mi ha seguito fin sull'ambulanza ed ha reagito a quella violenza al punto da esser dovuto fuggire ad un momento di fermo nel traffico dal retro, mentre ero inerme, catatonico, sulla barella dell'ambulanza e l'operatore della croce rossa mi prendeva a schiaffi violentemente "tossico! tossico di merda!! quanto te ne sei prese? stronzo!!"
mi sono svegliato tra una convulsione e l'altra in un reparto di neurologia con una faccia gonfia come un pallone mentre uno sbirro sorrideva e scriveva scriveva
non chiedetemi perché odio le divise, senza sconti per nessuna.
p.s. ventincinque anni dopo: qualche anno fa ho conseguito l'attestato di primo livello di soccorso alla CRI sull'onda di un terremoto che ha sconquassato tante cose (finalmente anche me stesso dal torpore!) dove ho visto quanto siano esaltati, cattolici e militarizzati anche loro, ed ho capito cosa accadde quel giorno in ambulanza.
Quadri di persone vive,
un centinaio di libri in equilibri improbabili.
Davanti una parete bianca,
alle spalle due pareti senza eco, cupe come la pece.
Il materasso legato sulla porta.
La finestra tappata e coperta da un drappo pesante.
Mobiletti neri.
Mi chiudo.
Avvio la musica al buio che circonda il bagliore del monitor.
Questo è il mio rifugio
o la cella del mio carcere.